“Vediamo che ne pensano i nostri ascoltatori” … ed ecco che un sondaggio compare d’incanto a disegnare una strana, e a volte incomprensibile, geografia di pensieri; una trama semplificata, omogeneizzata e pronta ad essere assimilata.
Al di là di quanto viene spiegato circa i sistemi di “trattamento dei dati”, mi resta un senso di sorpresa a scoprirmi invariabilmente fuori dal coro.
Si tratta di una quasi certezza che rischia di trasformarmi in uno snob, cosa che del resto mi è stata rimproverata e che non ho mancato di prendere in seria considerazione.
Anche i reietti rischiano in questo senso e la cosa non mi solleva affatto.
Mi chiedo che sapore abbia sentirsi parte della fetta più sostanziosa della torta; sensazione che solo in casi di ricerche prive di vero significato avrei potuto assaggiare e che solo la coscienza dell’ovvietà, ha reso insapore.
Non mi preoccuperò affatto di apparire diversamente, né di trovarmi dalla parte più piccola della fetta di torta: mi basta già il privilegio di potere osservare e tentare di capire chi sta dall’altra parte.
Ho ancora tante cose a cui pensare senza dovermi preoccupare di avere un’opinione condivisa: è già sufficientemente complicato averne una senza prenderla a prestito e, quindi, senza dover ricorrere a qualcuno per difenderla.
Continuerò ad interessarmi ai risultati dei sondaggi con la stessa partecipazione emotiva di un astro nella composizione di un qualsiasi oroscopo; dubitando, perché perplesso, del “trattamento dei dati” e della loro raccolta.
Con tutta questa attenzione al parere della “gente”, come si spiega che nessuno abbia idea di quel che comunemente si pensa davvero?
Per quanto mi riguarda, punterei piuttosto sul processo che ha condotto alla conclusione raccolta e su cosa ha influito in modo determinante alla sua formazione.
Al di là di quanto viene spiegato circa i sistemi di “trattamento dei dati”, mi resta un senso di sorpresa a scoprirmi invariabilmente fuori dal coro.
Si tratta di una quasi certezza che rischia di trasformarmi in uno snob, cosa che del resto mi è stata rimproverata e che non ho mancato di prendere in seria considerazione.
Anche i reietti rischiano in questo senso e la cosa non mi solleva affatto.
Mi chiedo che sapore abbia sentirsi parte della fetta più sostanziosa della torta; sensazione che solo in casi di ricerche prive di vero significato avrei potuto assaggiare e che solo la coscienza dell’ovvietà, ha reso insapore.
Non mi preoccuperò affatto di apparire diversamente, né di trovarmi dalla parte più piccola della fetta di torta: mi basta già il privilegio di potere osservare e tentare di capire chi sta dall’altra parte.
Ho ancora tante cose a cui pensare senza dovermi preoccupare di avere un’opinione condivisa: è già sufficientemente complicato averne una senza prenderla a prestito e, quindi, senza dover ricorrere a qualcuno per difenderla.
Continuerò ad interessarmi ai risultati dei sondaggi con la stessa partecipazione emotiva di un astro nella composizione di un qualsiasi oroscopo; dubitando, perché perplesso, del “trattamento dei dati” e della loro raccolta.
Con tutta questa attenzione al parere della “gente”, come si spiega che nessuno abbia idea di quel che comunemente si pensa davvero?
Per quanto mi riguarda, punterei piuttosto sul processo che ha condotto alla conclusione raccolta e su cosa ha influito in modo determinante alla sua formazione.
