lunedì 30 giugno 2008

Capita di aver pena di se stessi; succede, quando incombe il consuntivo tra ciò che si è dato e quel che è giunto, lasciando la bilancia scomposta.
Cambia la misura a seconda del giudizio di ciascuno: così un piccolo dovrebbe essere meno capace a dare di un grande; ma la regola non è certa.
La sorte ha mischiato le carte anche stavolta; tanto che chi si compiange, finisce per tornare a donare di sé immutabile: senza alcuna legge, senza regole.
Ci si aspetta che chi ha dato, continui a farlo e, quando così non fosse, ci si dimentica; semplicemente: è sottilmente crudele il mondo primitivo nella sua semplicità.

domenica 29 giugno 2008

“Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”; il peggio arriva, quando c’è chi ascoltando questo, ti chiede angelicamente quale sia il dito da guardare.
Mi ero dimenticato di vivere in un paese che fonda la sua normalità al gradino più basso, giusto perché ciascuno si senta, a suo modo, più elevato di chiunque.

sabato 28 giugno 2008

Ci sono palloncini colorati a terra; hanno terminato la loro corsa in alto cadendo qui: grinzosi e stanchi ed arrivati da chissà dove.
Sfuggiti chissà da dove: non sono sicuro che chi ha sognato, o temuto per il loro volo improvviso, voglia vedere come sono ridotti.
I sogni, si sa, conservano il loro valore nel mistero di chi li crea: non più oltre.

venerdì 27 giugno 2008

Le ho lette anch’io le tue storie e me ne è piaciuta una; forse due.
Dici che ciascuno pensa più o meno la stessa cosa?
Sogghigna pure, se credi; ma qualcosa l’ho presa da te che ti scrivi le storie per gioco e perché nessuno sa raccontarle come tu le racconti.

mercoledì 25 giugno 2008

Ho visto le mani cercarsi.
Mi sono estranei, certo; ma quel gesto sapeva di consueto e mi ha fermato a covare nel piacere di averne parte anch’io un giorno.
Due persone che hanno l’aria di aver vissuto fianco a fianco per molto tempo e di avere ancora tanto da dirsi; con quelle mani che continuano là dove le parole non arriveranno e che loro due non cercano neanche di pronunciare.
“Tu ci sei” pare dire una mano.
“Ti cerco anch’io” sembra rispondere l’altra richiudendosi sulle sue dita.
Mentre sto qui a chiedermi se mai arriverà il mio tempo, posso testimoniare che quel di cui si scrive e si canta esiste davvero: io l’ho visto in queste due persone segnate dal tempo e da lui soltanto.

martedì 24 giugno 2008

Pensa anche tu a quanto sei parte di un “Tutto” che non puoi comprendere perché troppo grande; a quanto ti sfugge perché troppo “Piccolo” al punto che può insidiare ogni tua certezza.Ricordamelo, amico mio, perché tendo a dimenticarmene spesso e a tralasciare il valore di quel che sono: una singola e, sia pur speciale, parte di quel che vivo, senza comprenderne molto il senso.

lunedì 23 giugno 2008

Alla ferocia non servono zanne e artigli, alla dolcezza non bastano piume e la seta non è solo sottile eleganza.
Basta molto poco per ingannare.

sabato 21 giugno 2008

Ti sento dire: “Mi manchi” con la voce sottile che non ti conoscevo, vergognandoti per la debolezza. Accenni ad un sorriso che non c’è, ti nascondi ancora e sfuggi alle domande fino a non sentirle neanche più.
Quel “Mi manchi” resta ad impolverarsi, a confondersi con le cose di sempre fino a sciogliersi per rendersi imprendibile.
Mi resta di questo il pensiero che, in fondo in fondo, per quanto si possa credere di possedere, mancano sempre più cose di quante se ne possano avere e che nessuno, proprio nessuno, può sognarsi di possedere ciò che non conosce.
Proprio come succede nel mondo degli uomini, fin dentro ad ogni relazione, dalla più intima a quella più superficiale, sottraendo conoscenza; allontanandosi.
Chissà da dove prende tutto il suo gran peso il senso di vuoto.

giovedì 19 giugno 2008

I pensieri sono come i coriandoli nelle mani di un bambino, hai presente?
Tira indietro la testa e li lancia per aria ridendo e nessuno, ma proprio nessuno, saprà darti altra certezza che finiranno a terra. Quali i colori, le forme o la disposizione dei pezzetti di carta, non si può prevedere; quanti finiranno addosso al lanciatore e quanti lì intorno o attaccati alle mani ed il perché significhi così tanto vederli piovere fluttuando, senza seguirne nessuno davvero.
Sono così tanti quelli di cui ci si dimentica che, in fondo, non appare strano dimenticarsi di lanciarne ancora.

martedì 17 giugno 2008

Mi dice di aver visto un vecchio, dall’altro lato della strada. Quel vecchio non era solo, aggiunge, se ne stava ad agitare la mano; no, solo due o tre dita in segno di saluto tenendosi a fianco una bambina.
Poi riprende il filo del discorso di prima e del vecchio e della bambina se ne dimentica.
Fa sempre così e non ci faccio più caso e non mi sorprendo se quel vecchio diventerà una vecchia e se al cenno delle dita si aggiungerà la voce sopra la strada.
Lui è così che interpreta ed indovina il tempo ed anche io ho preso a vedere; tanto che dall’altra parte della strada so di esserci io e che quel che mi ha detto finora, mi riguardava davvero.
Se mi riuscisse di attraversare la strada, porterei del cibo o dei dolciumi.

domenica 15 giugno 2008

Musica e parole per questa giornata di sole che si presenta molle e sudata.
Pare che anche il cuore s’adagi sul ritmo: batte il tempo, mentre, negli occhi, s’accende la luce sufficiente ad indicare il percorso da seguire.
Canta, poeta soddisfatto delle tue parole: canta ed invita tutti questi cuori a seguirti annuendo; convinti che la pace, adesso, abbia il sapore di un filo d’erba.
Per chi resta fuori dal coro il dubbio germoglia e s’accresce.
“Tu sei parte di me”, per esempio, è una frase leggera come un velo da sposa che nessun vento, però, riesce a far muovere in aria.
Proprio come un aquilone che non si decide a lasciare il suolo, che non sa volare o, per meglio dire, che resta in alto, da solo, giusto il momento dopo essere stato lanciato per tornare, con una picchiata cruenta, nuovamente alla terra alla quale appartiene.
La tua poesia ha un colore ammiccante, un’eleganza da culto e la leggerezza del marmo.
Guarda al di sotto delle cose, poeta.
Mostraci quanto sa essere superbo “appartenere”, per esempio, sentirsi parte di chi si ama: non il solito, vecchio contrario.
Mostraci il valore delle cose la cui assenza non ci rende solo tristi, ma ci uccide addirittura.
Cantala di nuovo, questa tua canzone, anche per chi, come me, trova che il sapore di un filo d’erba è di certo diverso da quello della pace.
Ho scoperto la ragione per cui non sono mai riuscito a far volare un aquilone.

sabato 14 giugno 2008

Se qualcuno ricordasse che questa sfortunata Repubblica è fondata sul Lavoro e non sul profitto, si potrebbe ragionevolmente pensare che ci sono margini per correggere la costrizione egoista. Diversamente, che si festeggi pure l’insolenza dei sazi, almeno fino a quando la fame dei più non diventerà ferocia.

venerdì 13 giugno 2008

... ci si fa del male apposta, molto spesso
giusto per non sentire un dolore diverso

giovedì 12 giugno 2008

Non è magnifico pizzicare un’idea e sentirsi svegliare dalla voglia di fare? Mi succedeva tanto, tanto tempo fa: mi succede ancora e sento che il tempo, a volte, non lascia un segno così profondo.
Che si tratti o no di gioco, che importa?

mercoledì 11 giugno 2008

Ci sono una ragazza ed un cane, su questa strada in salita costeggiata dall’oleandro e dal gelso; due figure unite da uno di quei guinzagli che si allungano. Il tintinnare di un sonaglio e la musica che esonda da una finestra aperta ad accompagnare i passi che non si sentono, nella luce di un giorno qualunque.
Sulla strada si muove la rara e necessaria attività degli uomini ed il guinzaglio si tende, s’accorcia, mentre un rimprovero s’aggiunge al suo posto.
Pare che sorrida, quel cane, mostrando i denti affilati su cui posa molle la lingua rosata. Lo strattone non ha lasciato altro segno che lo scodinzolare insistito di adesso: occhi che s’incontrano e pare s’intendano.
Viene da ragionare sul legame che quel guinzaglio rende visibile ed immagino, al suo posto, una catena di tanti piccoli anelli: libertà che si può contare solo dal primo anello non chiuso.
Non è il caso della ragazza col cane: il guinzaglio unisce due bisogni condivisi ed i pensieri possono tornare ad evaporare.

lunedì 9 giugno 2008

“Facciamo finta che …” e che il gioco cominci fino ad illuderci tutti quanti di poter tornare indietro o, quanto meno, poter cominciare daccapo almeno un’altra volta.
E se capitasse davvero di poter rimediare ad un errore, riuscire a non dire la sciocchezza che ci allontana irrimediabilmente, impegnarsi a fare quel che migliorerà sensibilmente almeno la nostra autostima, ribattere con calma al parossismo inconsulto?
“Facciamo finta …” ed il sogno può prendere la sua corsa verso un inspiegabile percorso che non può essere previsto, ma che s’indovina essere quello giusto.
E se fosse concesso davvero?
Cancellare la memoria di quel che non avremmo voluto essere ed offrire solo la parte migliore a chiunque e non, come miseramente e faticosamente riesce di solito, a chi teniamo davvero.
… e se …?

domenica 8 giugno 2008

Vorrei andare, dove comincia l’inizio; nel preciso istante in cui la goccia non può essere più contenuta, in quell’attimo in cui quel che dovrà succedere ha il suo fondamento che nessuno ha ancora capito. Vorrei provarmi a dire quel che inizia pur sapendo che nessuno vuol credere e ripetere, una volta di più, che anche la fragilità ha un punto d’origine.
Ripeterei volentieri che nessun uomo ha saputo tradurre la parola di Dio perché nessuno gli è stato vicino abbastanza da restare uomo.
Vorrei insistere a badare alle cose importanti: a dare a ciascuno la prima possibilità di un sorriso e a ripetere l’esperienza quanto più spesso gli è possibile”.
Lo so, ha il sapore di una preghiera.

sabato 7 giugno 2008

“Raccontami una storia, una di quelle che vorrei vivere un giorno e lascia che ci creda ascoltandoti. Te ne sarò grato; perché in quel momento, che vale una vita intera, è la mia vita che ti avrò consegnato”.
Starò attento a non rubartela la vita, a nutrirti ed indicarti dove si nasconde l’inganno del racconto perché la tua compagnia m’è preziosa.

venerdì 6 giugno 2008

Succede, alle volte, di iniziare a far di conto per vedere quanto occorre per star bene davvero; per sentirsi in equilibrio perfetto, insomma.
Né troppo caldo, né freddo, nutriti senza oltrepassare la sazietà, con la possibilità di accordarsi a persone con cui si sta bene.
Inevitabilmente si presenta il conto da pagare ed è qui che si addensano le prime ombre.
Per strappare alla terra quel che serve, si ricorre spesso, sempre di più, alla fatica sconosciuta di qualcun altro di cui non si vuol sentire neanche l’odore; la visione del dolore necessario ci turba.
Ho visto i nuovi gladiatori sfidarsi nel sangue e golosi obiettivi puntarsi per lucro, il promuovere guerre che non ammettono sconfitta e che non hanno vincitori, il contrabbando di evasioni che muovono dai suburbi e a questi ritornano, pur servendo anche gli ordinati quartieri eleganti.
Basterebbe ricordarsi di fare sempre il percorso dal prodotto alla pubblicità e non viceversa per accordarsi sul valore delle cose: trattando ciascuna un po’ come il sesso sognato dagli angeli di cui alcuni si dicono certi, a fronte di chi nega la possibilità del dormire.
Nel fare il conto di quel che ci vuole, si dovrebbe tenere presente quanto avanza ed avere la forza di restituirlo al mondo cui appartiene.

giovedì 5 giugno 2008

Se la fuga dal pericolo che incombe è inutile; quando affrontarlo è altrettanto vano; alcuni scelgono di accasciarsi come fulminati. Restano immobili riuscendo a vincere, questo va riconosciuto, la più grande delle paure.
Ad altri l’espediente di chiudere gli occhi, di voltarsi ed occupare l’attenzione con un interesse diverso che prima non c’era, e non ci sarebbe tuttora pur di non vedere quel che attenta alla tranquilla e placida sicurezza di sempre.
Modi diversi di sottrarsi.
Domani è un altro giorno.
Per prudenza, mi voglio svegliare dopodomani.

mercoledì 4 giugno 2008

Quando guardi qualcosa che ami, che ami davvero, non ti viene di chiederti: “Come ho potuto fare senza di te”?
Per essere certo di quel che senti, prova a sentire se sorge la riflessione: “… ed io che ho creduto di aver vissuto”.
Beh, se ti sorge una specie di sorriso, anche tu hai da riflettere.

martedì 3 giugno 2008

“Mi piace”. In due parole si condensa un pensiero complesso, contraddittorio e apparentemente slegato. Evito di inerpicarmi su percorsi che aprono a nuove nervature: proprio come i rami da frutto, proprio come quelle delle ali di insetti.
Fare caso a quel che si dice, per esempio, è un modo tutt’altro che trascurabile di carpire il senso più profondo.
Sono proprio le parole, che inspiegabilmente sono dette, a dover essere interpretate con pazienza: con questa ed un po’ di passione, rivelano quella parte di pensiero che le ha generate.
Così succede ogni volta che mi si chiede perché sto qui o per le volte che si è interessati a quel che m’incanta.
Il pensiero corre e trova ginestre fiorite e zanzare; il legno secco curvo sotto la sferza salata ed il germoglio; il muro sbrecciato e l’odore dei fiori di campo; la linea indistinta dell’orizzonte dietro al volo affamato dei gabbiani.
Tutto sciolto, diluito e disseccato ancora.
Quel poco che c’è da capire, insomma, non vale la pena essere spiegato; tra quel che si dice e quel che si pensa, dunque, si può lasciare un piccolo spazio dove ciascuno attinge pur senza riuscire mai a cogliere tutto.
Lavoro assicurato per i critici e per i cialtroni come me.
La bellezza, pare dicano i beduini, è negli occhi di chi guarda.
L’essenza, invece, è ovunque si voglia e mi piace così.

lunedì 2 giugno 2008

Che fine ha fatto la questione – Tibet?
Suvvia, c’è l’appuntamento delle Olimpiadi: se ne parlerà, semmai, quando dovesse essere uccisa altra gente, quando anche la sopita e sazia coscienza di un’informazione, che di libero ha solo il posto della coscienza, avrà convenienza a parlarne ancora. Le pecore, si sa, belano forte quando sono in gregge.