sabato 30 agosto 2008


Una causa che non abbia chi la ricerchi, è senza effetto, mi diceva in sostanza un vecchio professore: la Storia, per come la si conosce, è scritta così.
È altrettanto vero che la si dimentica in fretta, obietterei oggi; ma questa è pura accademia.
La Storia degli umili, per esempio, non la ricorda nessuno; neppure coloro che ne sono protagonisti e partecipi. A risalire indietro nel tempo i ricordi diventano più sfumati, proprio come le vecchie foto ingiallite di gente che ti guarda e che non riconosci più.
La vita ha così tanta fretta di andare che ogni attesa sorride al tempo; indulgente solo con chi sa attendere ancora.
Voglio imparare ancora l’attesa, di ciò che certamente sarà, tornando a guardare intorno.
Si trova ovunque un buon motivo per cui fermarsi, un buon posto d’osservazione o l’inizio di qualcosa di nuovo.
Guardo a quanti piace la menta in fiore e mi scopro a contare le cause di milioni di effetti.

mercoledì 27 agosto 2008

Dimmi che non sembra una mano che si schiude con l'indice al cielo; dal quale ispirazione e orgoglio sembrano venire,
Dimmi che niente è perduto nel silenzio dei voli lontani.
Se potessi leggere il futuro, vorrei farlo conoscendo tutto il mio passato: lo so che una vita non basta, ma ti ho forse detto che volevo una sola vita?
Dovrei limitarmi, lo so, a guardare i tramonti come tutti i presunti poeti e non cialtroneggiare oltre.
Sono stanco, perdona le parole scomposte e, se puoi, continua a volermi bene.
Sta tornando il silenzio anche qui, su quest’isola che si è prestata al riposo, allo svago, alle prove di vita dei ragazzi, alle partite a calcetto, ai dispetti degli uni sugli altri.
Il suono più consueto, insomma, è prossimo: affidato al vento che va raffreddandosi, anche se è ancora presto per pensarci.
L’alba ha lo stesso colore, con la costa punteggiata dall’illuminazione della notte recente e la polvere, che aspetta solo acqua di cielo per spegnersi a terra, sarà presto solo un ricordo.
Questa è l’armonia che mi permette di ascoltare con maggior attenzione e, temo, l’unica che finisco per riconoscere ed accettare da sempre. Un silenzio, insomma, che avvolge pensieri altrettanto silenziosi di cui importa poco e che, pure, continuano a germogliare a dispetto.
Una vita vissuta a dispetto.

martedì 26 agosto 2008

Aspettarsi che siano contati i respiri, i battiti di cuore; essere certi di trovare ascolto sereno e ristoro per le forze che mancano. Lo si attende nei sogni o nella fortuna di una sorte che ti lascia in dono questa rarità proprio a te, amico mio, che sembri capace solo di abbandonare l’idea di capire della tua insoddisfazione.
Purché non ci si abitui.

sabato 23 agosto 2008

Si desidera solo quello che manca e la Storia ha dimostrato che nessuna comunità accetta, con buon grado di rassegnazione, un modello che non capisce o, peggio, non vuole.
Penso alla “missione” in Afganistan e a tutte le altre simili: quanti morti si dovranno contare ancora per riconoscere la sconfitta dell’esportazione forzata di democrazia?

venerdì 22 agosto 2008

Nelle piccole differenze tra ciascun individuo si annida l’originalità. Basta variare la distanza dell’osservatore ed ecco che è la straordinarietà quella che si nota.
In un mondo di uguali, l’unicità è un peccato da scontare da soli.

giovedì 21 agosto 2008

Dopo tanto parlare di “Giustizialismo” e “Garantismo” ci si ricorderà che senza regole c’è solo “Arbitrio”?

mercoledì 20 agosto 2008

Tra chi vive per le certezze che conquista e chi si affida all’improvvisazione del caso, non c’è margine per scegliere la via maestra alla conoscenza. È proprio della scienza conquistare l’esperienza di dati ripetuti un’infinità di volte e sempre con il medesimo risultato.
A chi continua ad affidarsi all’alchimia, alla magia, all’incertezza dei pizzichi e dei “quanto basta”, non puoi affidare che l’immaginazione.
Ed è fatta d’immaginazione la collana che, giorno dopo giorno pazientemente, si va a comporre senza attendersi un risultato.
Questa, amico mio, la differenza che corre tra chi pesa con accuratezza quanto offre e mercanteggia, persino con i sentimenti dati e resi, e chi, come sempre meno frequentemente succede, non si ferma neanche un momento a chiedersi se sia giusto il metro e cospicuo il tornaconto.
Per questo, solo per questo, lascio allo scienziato meticoloso e prudente i sogni, tutti suoi, che, in definitiva, restano da verificare nel suo asettico laboratorio.
C’è tempo per le verifiche e la contrattazione di bottega da adoperare puntualmente con chi, in definitiva, è, e resta, poco più che indifferente.
Il mio mondo è quello onirico: fatto di slanci senza corrispettivo certo. Torno al metodo delle manciate e dei pizzichi di spezia; del “quanto basta”, pur sapendo che è di eccesso che si tratta sempre e comunque; torno al “prendine fin quanto ce n’è” badando solo che il livello non scenda.
Torno al mio mondo fatto di silenzio: è il migliore che conosco.
Cosa spinge a premere un pulsante per farla finita e portarsi appresso il maggior numero di gente possibile?
L’esaltazione religiosa non basta come risposta.
C’è l’insofferenza per la propria condizione di svantaggiati; l’insoddisfazione comprensibile di chi non vuol recitare sempre e solo nel ruolo degli sconfitti: di tutti coloro, insomma, che vogliono obbligare la sorte ad un nuovo lancio di dadi.
Dall’altra parte non si riesce a comprendere il perché di tanta ostinazione.
La si chiama fondamentalismo confinando nella rigidità la ragione di chi deve aver torto.
Proprio non riesco a capire il perché di tanto accanimento proposto da entrambi i versanti; non lo capisco e di certo non lo giustifico con nessuna ragione, se di ragione si può ancora parlare quando è proprio la ragione ad essere esclusa.
La sorte ha già lanciato i suoi dadi e nessuno, proprio nessuno, ne uscirà vivo. Questa è la certezza, amico mio.

lunedì 18 agosto 2008

Mi sono portato avanti con il lavoro. Non dovrò tornare al quotidiano, monotono e stressante lavoro di sempre, non avendolo mai abbandonato per tutta l’estate.
La considerazione della propria fortuna aiuta ad essere ottimisti.
In più, non dovrò fare code.

domenica 17 agosto 2008

Comincio a convincermene: sono sempre di più coloro che, con responsabilità pubblica, parlano di cose che non conoscono con l’approssimazione propria delle chiacchiere da bar.
Anzi no, mi correggo. Le chiacchiere da bar sono spesso un momento di confronto tra tesi diverse.
Leggo di professionisti della politica che infiammano le pagine di giornali con pensate estemporanee e di portavoce che si fanno passare per giornalisti liberissimi con la loro pubblicità di prodotti scadenti.
Sarebbe divertente, se questi a questi cialtroni non fosse affidato il destino di un Paese che ha, come unico ed imperdonabile torto, quello di ospitare una parvenza di popolo.

sabato 16 agosto 2008

Siamo gente normale, anche se ci lasciamo servire pranzo e cena, lasciamo disfatti i letti e non dobbiamo preoccuparci di lavare e stirare. Ci sarà certamente chi penserà a queste piccole e noiose incombenze: fare la fila per pagare la spesa, preoccuparsi di preparare da mangiare.Cose così.
Siamo decisamente gente normale anche quando pensiamo, diciamo e facciamo cose straordinarie.
Gli straordinari, infatti, sono proprio quelli che riescono a ritagliare nel loro tempo, già pieno di impegni quotidiani, i momenti da dedicare ad altri. Quello sì che è un modo, un tempo ed un’energia straordinaria.
Di questi, nessuno ripeterà le parole, ricorderà il lavoro e studierà da dove vengano quei pensieri.
A pensarci bene l’ovvietà di noi, gente normale, è resa straordinaria dall’abbondanza di tempo e risorse che la gente speciale ci regala di continuo.
È tempo di riporre i pensieri estivi, lo so.

venerdì 15 agosto 2008

Ci sono lampi che si accendono improvvisi come flash nella parte più scura del cielo di stamattina. Il tempo cambia, come da tradizione.
Pioverà sulla polvere e poi sul bagnato e ci sarà certamente qualcuno disposto a trovare differenze e, soprattutto, a spiegarle.
Mi piacerebbe una risposta onesta ben sapendo che non posso pretenderla; mi piacerebbe lo stesso.
Sì, piove di già sul bagnato.

giovedì 14 agosto 2008

In un Paese che viene dolcemente abituato, anzi esortato, ad affidare la propria sicurezza ai militari, assume il desiderio di essere controllato, ambisce a rimettere la propria libertà in mani capaci, a lasciarsi amministrare e riordinare la vita di tutti i giorni.
Perplesso guardo ad un giornale conservatore, d’ispirazione religiosa, che da solo indica il pericolo senza curarsi di essere irriso.
Che fine ha fatto la libera stampa? Sono certo che i vari portavoce cercheranno di spiegarmelo.

mercoledì 13 agosto 2008

Si addensano nuvole, sbuffano ad est caricandosi di ombre ad ovest. Le proteste e le prese di posizione delle cancellerie per l’atteggiamento di Mosca che è troppo simile a quello insegnato dalla Casa Bianca a Washington. La supponenza dei forti non ha mai incontrato una vera resistenza se non da parte degli aggrediti.
Presto le ferite si rimargineranno, restando dolenti solo per chi si è sentito cavare da dentro la certezza del diritto. Il denaro giustificherà l’amnesia e a qualcuno verrà in mente di non offendere il popolo del dittatorello aggressore.
Ma sì; che piova pure sulla festa imminente. Che ci ricacci al riparo a sbuffare per la sorte avversa.
Me ne starò a guardare il vento che spettina le chiome e che finirà per coinvolgere pure me e subirò il fascino perverso della pioggia sulle ambizioni.
Ciascuno di noi, a pensarci bene, non
è che una goccia.
Tutte insieme possono trasformare la polvere in fango e la roccia appuntita in una distesa uniforme.
La vera forza è quella che non si sospetta.

lunedì 11 agosto 2008

Un granello di riso ed un nome inciso che vaga in un contenitore trasparente: me ne ricordo e dentro di me sorrido per la pazienza e perizia dell’incisore. Un valore pari alla sera umida e calda di tanto tempo fa, già perduta nell’impasto di una storia mai scritta e riemersa per caso.
Le spallette del ponte coperte di gente che aspira l’aria di ponente guardando al cielo che si poteva solo immaginare stellato.
Il dieci agosto di tanto tempo fa con le stelle che tardano a cadere e la carezza di una sera che sembra far bollire la pelle di nuovo, appiccicoso sudore.
Un granello di riso che porta inciso il mio nome.
Cos’altro è un nome se non la memoria di un tempo vissuto all’istante e pronto a cancellarsi sotto la polvere di altri nomi, altri granelli e altra storia?
È un nome; uno tra tanti ed è mio fino a quando non dovrò lasciarlo per farlo rannicchiare nello spazio indistinto di un ricordo che vacilla e si confonde.
Avrei dovuto pretendere di scriverne cento di nomi, o un altro soltanto.
Il nome che mi riporta al primo sì, alle palpebre che si socchiudono, mentre lasciano uscire un soffio di fiato.
Il nome di chi mi ha sorriso nonostante la ruvidezza di un tempo scalciante.
Il nome: quella parola che racchiude un tempo e un evento e che significa tanto per così poco che sembra uno spreco pronunciarla soltanto.
Così i pronomi hanno preso il posto dei nomi e su tutti il primo: quasi a volersi conquistare uno spazio nella storia, tra la polvere e i digiuni già dimenticati.
Voglio scriverci il tuo, di nome, su ogni chicco di riso e spingerlo con le dita fino a conquistare il tuo sorriso.
Il colore dell’alba, di questa mattina. Lo stesso colore che potrebbe essere visto nell’Europa dell’est, in Africa ed in ogni altra parte di questo piccolo mondo soggiogato dal cinismo.
Cercare di star bene, sempre meglio, è giusto; perché non è sufficiente?
È un piccolo mondo per consentire ai mediocri di governarlo.

lunedì 4 agosto 2008

Nessuno che abbia portato un fiore. Acqua in bottiglia per testimoniare dell’attaccamento ad una vita tenuta sospesa. La pietà è altra cosa.