martedì 10 febbraio 2009






Sì, è necessario il silenzio. Sia pure con il desiderio di stringersi forte.

lunedì 9 febbraio 2009


Di questa donna ne parlano tutti con diversa cognizione e convincimento e, se permesso, qualcosa da dire l’avrei anch’io.
Sento parlare di vita e di morte, di coscienza civile e di preghiere, di leggi da scrivere o cambiare, di sentenze e sotterfugi amministrativi, di testamento e di curatori e ciascuno argomenta a favore di questo o quello ancora oggi, dopo diciassette anni dall’incidente.
Ho cercato di capire quante possibilità di “risveglio” e di sapere quanta parte di coscienza vi possa essere in quel corpo da così tanto tempo disteso.
Da tutto questo non si ricava granché: sento invocare una legge quasi che questa porti ad una magica soluzione.
La voglia di vivere di ciascuno è dentro la sua forza: so solo questo.
Ho timore di chi quella voglia e forza l’ha persa; ne ho timore e rispetto. Farei di tutto per trasfonderne, ma, di certo, coprire quella forza con altra forza mi pare una violenza che non ha niente a che fare con la generosità, l’indulgenza o umanità.
Quel che so di certo è che l’enormità di scegliere di lasciarla andare mi grava addosso. Non so e neanche riesco ad immaginare quanto peso sopporti chi questa lunga attesa ha vissuto da vicino.
Chiedo perdono a costoro se mi sono intromesso in un travaso di forza e speranza reso impossibile per così tanto tempo: chiederei rispetto a tutti gli altri.
Di vita da salvare ce n’è ancora tanta e, mi ammonisce uno sguardo severo che mi viene da dentro, tanta è quella che di voglia ne ha di soverchio rispetto alla forza che, invece, difetta per semplice indifferenza.

mercoledì 4 febbraio 2009


Dicono che l’universo continua la sua espansione; che corra sempre più velocemente quasi a voler confutare Einstein: approssimandosi alla velocità della luce, semplicemente si dissolverà.
Affascinante l’astronomia pure in un giorno come questo dove c’è un tratto di orizzonte che l’umidità dona una luminosità appannata, dove gli sfortunati finiscono inesorabilmente per andare a trovarsi in una pozzanghera, dove gli illusi …
Gli illusi sono un capitolo a parte.
Ecco, basterebbe quel che è accaduto poco fa a spiegare moltissime delle cose che preoccupano. C’era un gabbiano, proprio qui di fronte. Convinto di essere al riparo per aver trovato un pertugio nella macchia sulla scogliera; dal suo posto può benissimo guardare la costa sottostante e, di tanto in tanto, svolazzare proprio sopra il cornicione dal quale sembra osservarmi o, comunque, tenermi sotto controllo.
Stamattina stavo pensando proprio alla faccenda dell’universo in espansione, mentre ancora sentivo le ultime notizie di gente che si accapiglia per avere la sua visibilità e la sua fetta di orgoglioso potere da esibire; ancora gonfio di sonno e lontano dal mio caffè, mi viene da guardarlo e mi accorgo che si sta preparando.
Quello zampetta un po’ fino a mettersi comodo poi, dal piumaggio immacolato quasi per magia si apre un pertugio dal quale esce una delle più poderose deiezioni che, per mia fortuna non mi colpisce.
Ci guardiamo un attimo ancora e lui, forse, sta chiedendosi cos’abbia da star lì a fissarlo.
Per oggi ho sufficiente filosofia su cui riflettere.