domenica 27 luglio 2008

Cosa chiederei al genio della lampada?
Forse mi interrogherei sul motivo che lo spinge ad esaudire desideri tutto sommato uguali tra loro o, forse, inizierei a pensare seriamente a cos’è la cosa che più sento mancare per realizzare una vita piena: da invidiare.
Un genio beffardo, infatti, potrebbe darti quel che cerchi pretendendo un prezzo che non sai di poter pagare; il valore delle cose, per esempio, non è per tutti uguale. Cambiano i momenti, le prospettive ed i bisogni.
Di un diamante purissimo nella sua luce e grande come un uovo di struzzo che te ne fai se la tua vita è legata ad un sorso d’acqua, sia pure di pozza?
Lo stesso può accadere per la fame, per il freddo o, ipotesi non troppo scontata, per un po’ di affetto.
Immagino l’impazienza del genio di fronte alla mia indecisione.
Se sto qui a pormi domande come questa, però, significa che ancora non so per certo cosa manca davvero alla mia vita o, almeno, non mi è bastato il mio tempo per saperne abbastanza.

sabato 26 luglio 2008

È la coscienza che assegna il valore della vita e la coscienza, si sa, non è appannaggio esclusivo di nessuno.
Ci si dovrebbe munire di pietà, prima di osteggiare il termine di una vita incosciente e solo apparente; ci si dovrebbe immedesimare nel dolore di chi resta a guardare alla morte senza tempo, nel rispetto.
I maestri di vita, dopotutto, sono sottomessi alle stesse leggi del tempo come chiunque.

giovedì 17 luglio 2008

Prova a guardare al cambio della guardia al confine tra Pakistan e India, oppure alla gestualità meticolosamente codificata del marine che è incaricato di chiudere il portello dell’elicottero presidenziale; allo stesso modo ti puoi rendere conto di quanto la ritualità sia un insieme, piuttosto ridicolo, di gesti innaturali. Il cambio della guardia, per esempio, è tutto un alzare di gambe, un battere di piedi, un occupare spazio in modo soverchio guardando al “nemico” distante solo qualche passo, con occhi sgranati. Il marine, invece, è tutto un muoversi a passettini, un girare per angoli retti quasi a contestare che sono le linee curve a dominare l’universo. E, pare, tanto più innaturali siano le movenze, tanto più sono deputate a colpire l’immaginazione di chi guarda: ad affascinare.
Comunque sia, a me fanno sorridere esattamente come le movenze affettate dei bambini che imitano i grandi.
Rituali che diventano facilmente grotteschi e fonte di ilarità a buon mercato per un comico che sbaglia inesorabilmente il lato verso cui voltarsi o semplicemente ritarda e manda fuori sincrono tutti gli altri.
Possibile che ci si sia ridotti a questo?

lunedì 14 luglio 2008

C’è qualcuno che ha la possibilità di ricordare ai Grandi fautori dell’Energia Nucleare, che anche l’uranio è un bene non rinnovabile e che, in ogni modo, produce scorie con cui le prossime cinquecento generazioni dovranno continuare a fare i conti con loro?
Ripercorreremo la stessa strada con gli stessi errori derivati dalla combustione del petrolio, poi si penserà di tornare al carbone.
Sogghigna quello che pensa al momento in cui saremo costretti a stringerci l’un l’altro e a strofinarci vigorosamente per trovare calore: negli occhi il sorrisetto malizioso avrebbe ben altra espressione, temo.
E non tornatemi a ripetere che piuttosto che niente è meglio piuttosto: perché obbligarmi a scegliere tra due mali quasi fosse un dettato divino?
È vero che si produce di più, ma è anche vero che non si è mai sprecato tanto.

domenica 13 luglio 2008

Un artista parla principalmente a se stesso; vede nell’abbozzo che lui solo sa riconoscere, il motivo motore del suo prossimo lavoro. L'energia lo divora fino a quando l’opera non è compiuta.
Mi dici che è come per i fari nella notte che ti illuminano la strada, con l’attenzione appuntata che si sposta fino al limite illuminato finendo per intuire, prima ancora che vedere.
Ecco, se il genio di una lampada qualsiasi fosse disposto ad esaudire un desiderio bislacco, è questo che gli chiederei: vedere l’intuizione dell’arte.

sabato 12 luglio 2008

Che stiano sorridendo anche i fiori, debolmente agitati dal vento umido del sud, su quest’isola indifferente alle correnti? Lei sì potrebbe guardare alle vicende con il sereno distacco di chi è destinato a durare.
Conosco chi potrebbe invidiare la sua polvere, salvo, poi, immalinconirsi per dover assistere ad ogni cosa senza possibilità di reazione.
Immobilità assoluta senza memoria.
Fragilità di fiori che non sbocceranno già da domani e che oggi si offrono dondolandosi al vento sull’impenetrabile roccia.
Dev’essere il vento appiccicoso a farmi sudare anche i pensieri.

giovedì 10 luglio 2008

Piace leggere quel che vorremmo leggere, così come sentire quel che desideriamo: riguardo a ciò che si vede, non è da meno la cosa.
Questo dovrebbe bastare a definire ciascuno “egocentrico” così; senza vergogna.
Il presidente americano si recherà ugualmente alla cerimonia inaugurale dei giochi olimpici; ha cambiato idea sottolineando come la sua mancata partecipazione avrebbe certamente offeso il popolo cinese.Non si scoraggi, signor Presidente, lei è riuscito ad offendere qualunque intelligenza negli universi conosciuti: in questo primeggia assoluto.

lunedì 7 luglio 2008

In migliaia hanno applaudito Nelson Mandela ed io con loro mi unisco ad augurargli lunga vita: tanto a lui, quanto a chi da lui ha imparato.
Fa un certo effetto leggere che i “Grandi” del mondo sono riuniti in un’isoletta del Giappone; più ancora che essi stessi si sentano grandi, se ci penso bene. Il rappresentare un paese non dovrebbe bastare da solo a renderli grandi, quanto, piuttosto, per quel che sono riusciti a realizzare in favore di tutti.
La grandezza nella Storia, si sa, è difficile da mantenere, quando non si hanno vinti cui imporla.

domenica 6 luglio 2008

Chissà che hanno da dirsi i ciarlieri gabbiani che, persino di notte, sembrano scuotersi dal torpore per borbottare qualcosa, poi urlarla e tornare ad ascoltare il buio.
Con la luce del giorno, sembra accelerare il ronzare per effetto del volo dei grandi insetti: proprio tutti i vivi sembrano aver qualcosa di importante da esprimere.
Comunicano gli indecisi con le titubanze, i pazienti con le lunghe attese, gli astuti con il finto disinteresse: proprio tutti seguono un filo e ciascuno di questi fili è l’ordito della vita.
Se solo ci si prova a pensare a quanto è difficile vivere e a com’è impossibile farlo senza modificare quel che c’è intorno, ci si rende conto dello sforzo già vano, di lasciare un’impronta che duri nel tempo.
Cogliere il piacere senza sottrarlo a nessuno a me può bastare.

mercoledì 2 luglio 2008

Io sono il popolo cialtrone a cui ti rivolgi per produrre obbediente, a cui hai promesso e permesso di guardare al tuo benessere, a cui gonfi il petto con le parole di Patria e Bandiera. Sono io chi che è chiamato ad ascoltarti plaudente, a far da cornice festosa al tuo passaggio nella berlina che ha fretta. Sono quello che deve provare vergogna per aver sprecato del tempo, che ha peccato in origine e che, per questa colpa, è chiamato a lavare l’onta con la rassegnazione dei vinti. Faccio parte di quel popolo che accorre ad ogni rito senza trovarne nessuno inutile o, peggio, ridicolo. Sono io il popolo cialtrone cui si impongono obblighi e si istilla il rispetto delle regole; io colui al quale ci si rivolge per reclamare la legittimazione all’impunità per ragione di Stato.
Sì, sono io quel popolo che è chiamato a scegliere tra due mali, mentre insiste la pubblicità; quel depositario di un potere che ti sei preso da tempo e nel nome del quale posso solo desiderare d’essere migliore e diverso da quel che sono.
Io, ed ancora io, colui che è chiamato al perdono verso chi ha tentato di innalzarsi senza guardare troppo per il sottile ai danni arrecati; sono quello che è spinto al consumo e che per averlo fatto deve sentirsi in colpa per gli inevitabili sprechi.
Hai proprio tutte le ragioni a diffidare: dal popolo cialtrone non puoi pretendere eterna fedeltà ed io infido lo sono per natura.
Sì, sono proprio io il popolo cialtrone che ti esprime.

martedì 1 luglio 2008

Nasciamo come una goccia; tonda e levigata, su cui, crescendo, vanno a scolpirsi le sfaccettature che sono gli aspetti che diamo di noi stessi agli altri: le impressioni.
Non sempre c’è coincidenza tra quel che si vorrebbe far vedere e ciò che effettivamente si vede, ma, si sa, è tutta questione di punti di vista.
Credo che la faccenda delle sfaccettature sia plausibile tanto che chi mi conosce bene nota “differenze” tra quando ci si vede da soli o tutti insieme. Come se ad ognuno avessi offerto una sfaccettatura unica e se ne veda un’altra ancora, quando si è tutti riuniti.
Si tratta di sfumature o di personaggi diversissimi, a seconda che si sia più o meno vicini a se stessi ed è notevole, dico davvero, che in questo vorticoso cambio di passo, si riesca a trovare, tra le tante persone che popolano la vita di ognuno, chi ti accompagna volentieri nel tuo viaggio.
Le più durature compagnie, insomma, sono probabilmente dovute al combaciare di due sfaccettature o, molto più probabilmente, alla parte rotonda della personalità di ciascuno che, come per magia, resta intatta.
La differenza tra l’unione di due cubi o due perfette sfere, sta tutta nella quantità di punti d’appoggio: tra due sfere perfette, benché si tocchino in un punto ed in uno soltanto, conservano la possibilità unica di un numero infinito di punti di contatto.
Che meraviglia!