Prova a guardare al cambio della guardia al confine tra Pakistan e India, oppure alla gestualità meticolosamente codificata del marine che è incaricato di chiudere il portello dell’elicottero presidenziale; allo stesso modo ti puoi rendere conto di quanto la ritualità sia un insieme, piuttosto ridicolo, di gesti innaturali. Il cambio della guardia, per esempio, è tutto un alzare di gambe, un battere di piedi, un occupare spazio in modo soverchio guardando al “nemico” distante solo qualche passo, con occhi sgranati. Il marine, invece, è tutto un muoversi a passettini, un girare per angoli retti quasi a contestare che sono le linee curve a dominare l’universo. E, pare, tanto più innaturali siano le movenze, tanto più sono deputate a colpire l’immaginazione di chi guarda: ad affascinare.
Comunque sia, a me fanno sorridere esattamente come le movenze affettate dei bambini che imitano i grandi.
Rituali che diventano facilmente grotteschi e fonte di ilarità a buon mercato per un comico che sbaglia inesorabilmente il lato verso cui voltarsi o semplicemente ritarda e manda fuori sincrono tutti gli altri.
Possibile che ci si sia ridotti a questo?
Comunque sia, a me fanno sorridere esattamente come le movenze affettate dei bambini che imitano i grandi.
Rituali che diventano facilmente grotteschi e fonte di ilarità a buon mercato per un comico che sbaglia inesorabilmente il lato verso cui voltarsi o semplicemente ritarda e manda fuori sincrono tutti gli altri.
Possibile che ci si sia ridotti a questo?
