domenica 28 settembre 2008


Hai ragione a sentenziare che queste pagine non sono importanti davvero; continui ad averne quando punti il dito su problemi più seri che non il mio, particolare, insignificante o marginale modo di sentire.
Vorrei saper guardare all’impegno, che mi pare tu profonda, allontanando da me la tentazione di appuntare attenzione, risvegliare la memoria, chiedermi il perché tanta veemenza sembra scorrerti nelle vene.
Ed invece eccomi qui, a considerare come la luce di oggi sia più vivida; di come piccole correzioni di rotta consentano ai gabbiani di guardare in faccia il vento; ad ammettere che la forza silenziosa di un’erba, di cui neanche conosco il nome, abbia potuto rompere pietra e cemento.
Marginale, come la vita di alcuni, uno tra i tanti: indistinto.
Dovrei vergognarmi di mancare all’appello della Storia?
Francamente non sono poi così certo che appartenere alla tua Storia mi piaccia davvero: mi ricordo di te quando impugnavi stendardi di diritti immensi, universali; di quando dicesti che avresti difeso con la tua stessa vita il valore della vita di tutti perché ti era intollerabile anche la più piccola delle diseguaglianze.
Da quella Storia da cui mi tengo a margine, per quanto possibile, si propugnano libertà universali e particolari guadagni, livore divino e mediocrità comune.
Libertà?
Che sia da intendersi come la possibilità di invocare?
No, non m’interessa, amico mio.
C’è un toro, qui, rosso e possente che intima a chiunque di tenersi lontano. Strappa la terra e scorteccia gli alberi mugghiando feroce all’indirizzo di chiunque. È signore qui: in un recinto fatto con legno di scarto e la sua progenie, e lui stesso, conoscerà la sorte segnata.
Dimmi come conti di uscire da questo recinto che ci tiene insieme ai nostri stessi rifiuti e, forse, lascerò le mie righe per le tue.

sabato 20 settembre 2008


Che cos’è “domani”?
Un giorno qualunque, se non ti aspetti niente.
Ci sono occasioni in cui non mi aspetto niente: sono i momenti più oscuri, quelli più polverosi.
Occasioni, appunto.
A ciascuno dovrebbe capitare di trovarsi ad ascoltare chi non ha bisogno di alzare la voce, chi ha nel racconto il silenzio di chi deve stare a sentire.
Contraddizioni.
Ci vivo come chiunque altro, è vero: come chi costruisce la propria casa immaginandola con più spazio intorno; come chi è costretto a dotarsi di un mezzo veloce per tornare a raggiungere il desiderio comune per immergersi, fingendo di no, nell’invidia suscitata.
Ho costruito la mia e non so se è grande abbastanza da contenere tutta la pena che so assorbire, tutta l’insofferenza per le cose che invecchiano e tutte le mie storie che nessun silenzio saprebbe ascoltare.
Rimanderò a domani ogni altra cosa buona e, purtroppo, rinvierò anche il resto, ahimè.

venerdì 19 settembre 2008


Incontrarsi in una dimensione intermedia, un luogo che non esiste se non per volontà dei singoli, in un modo che non può essere definito ma così tanto vicino a ciascuno da sentirlo proprio: in modo esclusivo.
È nei versi, nelle note e nei colori, è nei pensieri degli amanti che intessono e stringono trame di sogno, sta nell’alone della luna di giorno, nello stupore di uno sguardo bambino e ovunque si possa ancora credere in un cielo amico.
Potrebbe essere un giardino, o, chissà, una strada piena di occhi discreti, potrebbe essere nella tenera mollezza di stoffe e di piume, nella sabbia e tra le pietre, vicino alle conche piene d’acqua di cristallo. Ovunque si trovi, lo so, saprò aspettare: è questo che devo.
Ma è quanto di più prossimo alla dolcezza esista quaggiù, dove la strada inizia.

lunedì 15 settembre 2008


Se tracciando linee si potesse disegnare un mondo perfetto, se davvero qualcuno ne fosse capace, la prima riga sottile segnerebbe per sempre il confine tra il resto e ciò che è perfetto.
Sarebbe più di una magia aspettarsi che sia sufficiente così poco per fare così tanto: separare per sempre quel che appare da ciò che è, esserne capace.
Dentro a quel cerchio leggero come un respiro, io lo so, ci troverei lo sguardo di chi sa voler bene oltre la sua stessa luce.

venerdì 12 settembre 2008


Ti ho seguito badando a che il piede restasse nella tua orma, ammiccando al silenzio di cui ami circondarti; cercando di ricordare ogni singolo gesto o parola, osservando di te solo quel che ti esalta e rapisce opponendo, alle ragioni più estranee e controverse, la spiegazione a te più aderente.
Ti ho pregato attendendo una voce o un segno che non poteva arrivare e che, naturalmente, non è mai giunto, con il fervore di cui sono capace finendo per convincermi che non potevo aspirare a niente di più.
Poi, tantissimo tempo più tardi, mi sono chiesto perché possa interrogarmi sulla ragione delle cose, degli eventi, delle cause e persino di te promettendo,, a me stesso di vivere interamente la mia vita per trovare risposta pur sapendo che non serve a nessuno conoscere il passaggio dal quale sono arrivato fin qui.
Un soffio di follia, dunque, che, per quanto forte e mirato, non toglie la polvere: non tutta.
Restano le incrostazioni fatte di contraddizioni, di vicoli ciechi e di insuccessi semplici o ridondanti; rimangono le diffidenze dovute a gelosia e supponenza in un cammino che, tutto sommato, è necessario aver fatto per poter pretendere di capirne qualcosa.
Spio la vita di chi trova il tempo per pregare, di quelli che hanno sempre un libro da leggere o qualcuno da aiutare; scommetto, perdendo, sull’energia che dovrebbe terminare e sul ruolo di quanti sembrano destinati solo a consumare senza produrre mai niente. Vorrei non dover temere le mostruosità e, segnatamente, quelle più piccole rispetto a quelle più evidenti, ed unirmi alla tranquilla folla di chi dubita; di chi immagina di sognare.
Non so se sono capace di non volermi diverso da quel che sono; forse sono solo capace di imitare un modello che non esiste e mi assolvo: specie di fronte a te che mi riconosci con qualunque luce, anche la più tenue.
Nell’orma che ho appena lasciato nella polvere, è entrato, non a caso, esattamente il mio piede.

È guardandosi in uno specchio che si scoprono tutti i difetti … dello specchio

mercoledì 10 settembre 2008


Anche tu, lo so. Ciascuno cerca qualcosa con più o meno pudore; vergognandosene un po’, di nascosto.
Cercare e muoversi allo stesso tempo, farlo sia pure solo col pensiero rivolto a quel che si immagina luminoso, chiaro, di così limpida evidenza che viene da chiedersi perché nessun altro abbia mai trovato.
Questione di ottica?
Forse, chissà.
Sto qui a parlarne con te; a farti da interlocutore ancora una volta, non certo l’ultima.
A chi volesse trovarti, direi di cercarti dove il silenzio sembra più vuoto, dove il buio è l’ombra assoluta e dove il desiderio è diventato quel dolore consueto che non si sente neanche più.
Non è difficile arrivare, lo è riconoscere.

martedì 9 settembre 2008


Indizi, frammenti, tracce, o solo vago intuito, per essere quasi certo di percepire quanto è necessario. Spremersi fino in fondo per essere partecipe e vivere, nello stesso tempo concesso, non una sola volta; diverse, infinite.
Lo so, non serve a nessuno, non aiuta nessun altro.
Difficile è condividere quel che fa male. Ciascuno avverte la propria intensità da solo e, se può permetterselo davvero, tenersi lontano dal cinismo irridente in cambio del rispetto per quanto ha imparato a riconoscere.
A me non resta che continuare su questa strada poco illuminata dove, puoi anche non credere, è possibile andare a fari spenti; con gli occhi abituati a riconoscere ogni più piccola e debole ombra.
Un procedere silenzioso che mi è proprio; esattamente come l’unico pudore che mi porto appresso e che si manifesta così.

lunedì 8 settembre 2008


L’importanza dei pronomi: “io” su tutti; poi il “noi” da contrapporre al “voi”.
Particolari insignificanti solo all’apparenza.
Credo che il significato vada ricercato e, per farlo al meglio, sia necessario ampliare la sfera esausta del “noi”.
Peccato che tanti giornalisti si riducano a semplici amplificatori, a portavoce di pensieri formati chissà dove e chissà da chi. Perdendo di vista la libertà di critica si finisce per restare appiccicati ad un posto solo sempre più piccolo; proprio come una gran pagina di giornale appallottolata.

domenica 7 settembre 2008


Ora puoi fissarci lo sguardo nel sole; non fa più paura così schermato, pallido , debole e lontano a sufficienza perché anche un mediocre, provvisto di conoscenza di sé, riesca a perdonarsi.
Tra l’accusa ed il perdono risiedono il coraggio e la grandezza.
Non dimenticare, soprattutto.

giovedì 4 settembre 2008




Il silenzio torna a prendersi quest’isola; unico suo vero signore cui s’accompagna il vento salmastro che scompiglia le cime degli alberi.
Nuvole grigie e colori che sembrano accendersi apposta.
La frenesia è dei piccoli.
Come sempre, si preparano a durare con la disperazione muta dei deboli da opporre, quanto meno, all’avanzare di piogge che già si sentono incombere.
L’ora di andare è passata e a chi resta può sempre servire sapere cosa è stato: raccontarlo ancora una volta, ad esempio, a chi sembra non sentire nient’altro che il bisogno di una voce.
Anche a me, di tanto in tanto, succede di aver bisogno di ascoltare; e non solo il gorgogliare di pensieri che si sporcano di me nell’uscire allo scoperto.
Dovrei tacere ancora un po’, io credo, lasciando alla percezione il piacere di tradurre da sé sola questa nuova storia che viene.
È l’autunno, è settembre.
C’è il senso del ritorno pure in questo posto adesso abbandonato: si tornerà a scoprire quanto mancava questo silenzio alle voci che ne riempiranno di nuovo lo spazio l’anno venturo.
Per adesso, molto più semplicemente, non restano che immagini da lasciar scolorire.

mercoledì 3 settembre 2008


Una costante storica c'è: gli Dèi, proprio tutti intendo, sono certamente progressisti rispetto ai loro sacerdoti




Un odore di latte scaldato, quello della pioggia sulle foglie, il sapore di una mela croccante e di un biscotto, la sensazione di calore della lana riccioluta stesa al sole. Questa è la memoria: non può essere solo quel che resta.
La luce, per esempio, quella che filtrava in lame sottili dalle persiane di un pomeriggio disperso nel tempo. Quel taglio di luce nel quale mille punti di polvere riuscivano a danzare e che nessun filo di fumo ha saputo migliorare,
La memoria è la mia, la tua; è la storia di chiunque, vista ciascuno dalla propria parte, esclusiva e segreta come la voce che nessuno saprebbe restituire a vita nuova.
Si nutre e sbiadisce pronta a ripresentarsi quando meno te l’aspetti e sa essere cruda e ruvida, così come lusinghiera e dolce.
A me piace raccontarla, la memoria, anche solo a me stesso.
Me ne devo ricordare, ora che ci penso.

martedì 2 settembre 2008


Quella sì che era una bicicletta da sogno: alta, grande, imponente, lucida, silenziosa e soprattutto nera e cromata. C’era un uomo che sapeva montarci con una leggera spinta, come un passo di danza, per trovarsi seduto in cima al mondo.
Una pressione docile e subito finiva il ticchettio scandito per il fruscio della gomma su strada.
Non ci sarei mai arrivato: troppo alta per me.
Ne avrei fatti all’infinito di giri così sentendo l’aria scorrermi sul viso, pigiando sui pedali in un cortile che il sole illuminava di rado.
Mi sarei sentito come quel signore, se solo fossi stato capace di salirci anch’io con quel passo, ed avrei potuto starmene lassù, proprio come lui, a dominare la strada.
I desideri cambiano lasciando ricordi; a quelli mi riporto come al fondo zuccherato che resta alla tazzina.

lunedì 1 settembre 2008


Bello quel momento rosa dell’alba. Incanta, anche se hai fretta e la voglia di fermare quel momento la senti.
Lasciarsi vivere questi momenti; nessuno dei quali è destinato a restare nella memoria: ciascuno scorre come uno dei sorsi d’acqua che finisce per dissetarti, per il momento.
I momenti sono importanti, dopotutto.