
Ti ho seguito badando a che il piede restasse nella tua orma, ammiccando al silenzio di cui ami circondarti; cercando di ricordare ogni singolo gesto o parola, osservando di te solo quel che ti esalta e rapisce opponendo, alle ragioni più estranee e controverse, la spiegazione a te più aderente.
Ti ho pregato attendendo una voce o un segno che non poteva arrivare e che, naturalmente, non è mai giunto, con il fervore di cui sono capace finendo per convincermi che non potevo aspirare a niente di più.
Poi, tantissimo tempo più tardi, mi sono chiesto perché possa interrogarmi sulla ragione delle cose, degli eventi, delle cause e persino di te promettendo,, a me stesso di vivere interamente la mia vita per trovare risposta pur sapendo che non serve a nessuno conoscere il passaggio dal quale sono arrivato fin qui.
Un soffio di follia, dunque, che, per quanto forte e mirato, non toglie la polvere: non tutta.
Restano le incrostazioni fatte di contraddizioni, di vicoli ciechi e di insuccessi semplici o ridondanti; rimangono le diffidenze dovute a gelosia e supponenza in un cammino che, tutto sommato, è necessario aver fatto per poter pretendere di capirne qualcosa.
Spio la vita di chi trova il tempo per pregare, di quelli che hanno sempre un libro da leggere o qualcuno da aiutare; scommetto, perdendo, sull’energia che dovrebbe terminare e sul ruolo di quanti sembrano destinati solo a consumare senza produrre mai niente. Vorrei non dover temere le mostruosità e, segnatamente, quelle più piccole rispetto a quelle più evidenti, ed unirmi alla tranquilla folla di chi dubita; di chi immagina di sognare.
Non so se sono capace di non volermi diverso da quel che sono; forse sono solo capace di imitare un modello che non esiste e mi assolvo: specie di fronte a te che mi riconosci con qualunque luce, anche la più tenue.
Nell’orma che ho appena lasciato nella polvere, è entrato, non a caso, esattamente il mio piede.
Ti ho pregato attendendo una voce o un segno che non poteva arrivare e che, naturalmente, non è mai giunto, con il fervore di cui sono capace finendo per convincermi che non potevo aspirare a niente di più.
Poi, tantissimo tempo più tardi, mi sono chiesto perché possa interrogarmi sulla ragione delle cose, degli eventi, delle cause e persino di te promettendo,, a me stesso di vivere interamente la mia vita per trovare risposta pur sapendo che non serve a nessuno conoscere il passaggio dal quale sono arrivato fin qui.
Un soffio di follia, dunque, che, per quanto forte e mirato, non toglie la polvere: non tutta.
Restano le incrostazioni fatte di contraddizioni, di vicoli ciechi e di insuccessi semplici o ridondanti; rimangono le diffidenze dovute a gelosia e supponenza in un cammino che, tutto sommato, è necessario aver fatto per poter pretendere di capirne qualcosa.
Spio la vita di chi trova il tempo per pregare, di quelli che hanno sempre un libro da leggere o qualcuno da aiutare; scommetto, perdendo, sull’energia che dovrebbe terminare e sul ruolo di quanti sembrano destinati solo a consumare senza produrre mai niente. Vorrei non dover temere le mostruosità e, segnatamente, quelle più piccole rispetto a quelle più evidenti, ed unirmi alla tranquilla folla di chi dubita; di chi immagina di sognare.
Non so se sono capace di non volermi diverso da quel che sono; forse sono solo capace di imitare un modello che non esiste e mi assolvo: specie di fronte a te che mi riconosci con qualunque luce, anche la più tenue.
Nell’orma che ho appena lasciato nella polvere, è entrato, non a caso, esattamente il mio piede.
