giovedì 4 settembre 2008




Il silenzio torna a prendersi quest’isola; unico suo vero signore cui s’accompagna il vento salmastro che scompiglia le cime degli alberi.
Nuvole grigie e colori che sembrano accendersi apposta.
La frenesia è dei piccoli.
Come sempre, si preparano a durare con la disperazione muta dei deboli da opporre, quanto meno, all’avanzare di piogge che già si sentono incombere.
L’ora di andare è passata e a chi resta può sempre servire sapere cosa è stato: raccontarlo ancora una volta, ad esempio, a chi sembra non sentire nient’altro che il bisogno di una voce.
Anche a me, di tanto in tanto, succede di aver bisogno di ascoltare; e non solo il gorgogliare di pensieri che si sporcano di me nell’uscire allo scoperto.
Dovrei tacere ancora un po’, io credo, lasciando alla percezione il piacere di tradurre da sé sola questa nuova storia che viene.
È l’autunno, è settembre.
C’è il senso del ritorno pure in questo posto adesso abbandonato: si tornerà a scoprire quanto mancava questo silenzio alle voci che ne riempiranno di nuovo lo spazio l’anno venturo.
Per adesso, molto più semplicemente, non restano che immagini da lasciar scolorire.