
Quella sì che era una bicicletta da sogno: alta, grande, imponente, lucida, silenziosa e soprattutto nera e cromata. C’era un uomo che sapeva montarci con una leggera spinta, come un passo di danza, per trovarsi seduto in cima al mondo.
Una pressione docile e subito finiva il ticchettio scandito per il fruscio della gomma su strada.
Non ci sarei mai arrivato: troppo alta per me.
Ne avrei fatti all’infinito di giri così sentendo l’aria scorrermi sul viso, pigiando sui pedali in un cortile che il sole illuminava di rado.
Mi sarei sentito come quel signore, se solo fossi stato capace di salirci anch’io con quel passo, ed avrei potuto starmene lassù, proprio come lui, a dominare la strada.
I desideri cambiano lasciando ricordi; a quelli mi riporto come al fondo zuccherato che resta alla tazzina.
Una pressione docile e subito finiva il ticchettio scandito per il fruscio della gomma su strada.
Non ci sarei mai arrivato: troppo alta per me.
Ne avrei fatti all’infinito di giri così sentendo l’aria scorrermi sul viso, pigiando sui pedali in un cortile che il sole illuminava di rado.
Mi sarei sentito come quel signore, se solo fossi stato capace di salirci anch’io con quel passo, ed avrei potuto starmene lassù, proprio come lui, a dominare la strada.
I desideri cambiano lasciando ricordi; a quelli mi riporto come al fondo zuccherato che resta alla tazzina.
