mercoledì 3 settembre 2008





Un odore di latte scaldato, quello della pioggia sulle foglie, il sapore di una mela croccante e di un biscotto, la sensazione di calore della lana riccioluta stesa al sole. Questa è la memoria: non può essere solo quel che resta.
La luce, per esempio, quella che filtrava in lame sottili dalle persiane di un pomeriggio disperso nel tempo. Quel taglio di luce nel quale mille punti di polvere riuscivano a danzare e che nessun filo di fumo ha saputo migliorare,
La memoria è la mia, la tua; è la storia di chiunque, vista ciascuno dalla propria parte, esclusiva e segreta come la voce che nessuno saprebbe restituire a vita nuova.
Si nutre e sbiadisce pronta a ripresentarsi quando meno te l’aspetti e sa essere cruda e ruvida, così come lusinghiera e dolce.
A me piace raccontarla, la memoria, anche solo a me stesso.
Me ne devo ricordare, ora che ci penso.