domenica 15 giugno 2008

Musica e parole per questa giornata di sole che si presenta molle e sudata.
Pare che anche il cuore s’adagi sul ritmo: batte il tempo, mentre, negli occhi, s’accende la luce sufficiente ad indicare il percorso da seguire.
Canta, poeta soddisfatto delle tue parole: canta ed invita tutti questi cuori a seguirti annuendo; convinti che la pace, adesso, abbia il sapore di un filo d’erba.
Per chi resta fuori dal coro il dubbio germoglia e s’accresce.
“Tu sei parte di me”, per esempio, è una frase leggera come un velo da sposa che nessun vento, però, riesce a far muovere in aria.
Proprio come un aquilone che non si decide a lasciare il suolo, che non sa volare o, per meglio dire, che resta in alto, da solo, giusto il momento dopo essere stato lanciato per tornare, con una picchiata cruenta, nuovamente alla terra alla quale appartiene.
La tua poesia ha un colore ammiccante, un’eleganza da culto e la leggerezza del marmo.
Guarda al di sotto delle cose, poeta.
Mostraci quanto sa essere superbo “appartenere”, per esempio, sentirsi parte di chi si ama: non il solito, vecchio contrario.
Mostraci il valore delle cose la cui assenza non ci rende solo tristi, ma ci uccide addirittura.
Cantala di nuovo, questa tua canzone, anche per chi, come me, trova che il sapore di un filo d’erba è di certo diverso da quello della pace.
Ho scoperto la ragione per cui non sono mai riuscito a far volare un aquilone.