lunedì 5 maggio 2008

Se andando per mare ti accorgessi che la tua barca, quel guscio che ti tiene a galla, ha su di sé un forellino, un’incrinatura da cui zampilla un sottile getto di acqua trasparente, che pure fa parte di quell’enorme massa blu su cui stai andando; ecco che ci metteresti qualcosa a rinforzo per tenere lontano, il più lontano possibile da te, il pericolo.
E faresti bene.
Così come fa bene il previdente che rinforza il suo guscio.
Però è successo che ti abbia preso la mano quel desiderio di sicurezza, di garanzia e ti sei ritrovato con uno scafo imponente e pesante al punto che il rischio è ora diverso: quel blu da cui volevi restare lontano, si avvicina al bordo e puoi rischiare addirittura di vedertelo piombare addosso.
E tu, che di previdenza ti sei ammalato, risolvi dicendomi che ti basta alzare ancora le tue barriere; opponendo una murata ancora più alta e, addirittura, capace di tener lontana anche l’acqua che potrebbe pioverti dal cielo.
Quel guscio, insomma, ha finito per circondarti dandoti la sicurezza implume del pulcino che, benché al sicuro e pur senza averla mai vista, sembra rimpiangere la luce del sole.
Quanta forza per riuscire ad uscire dal guscio.
La pazienza di chi raccoglie l’acqua sul fondo della sua barca e la ripara senza eccessi, può premiarti regalandoti, insieme ai piedi bagnati, un sospiro di libertà.
Chi ha elevato barriere imponenti, dopotutto, non ha avuto in garanzia la felicità; anzi il timore di trovarsi di nuovo a dover fare i conti con un’altra incrinatura, atterrisce: annichilisce chi potente lo è stato.