Mi racconti ancora del tuo viaggio nell’Egeo, del tuo approdare su rocce domate solo dalla perizia di pazienti uomini con i volti intagliati dal sale e delle sensazioni che hai sentito rinascerti dentro riportandoti alle voci che declamavano in greco. Ti guardo e ti seguo, per quanto posso, in questo tuo raccontare che è come un girovagare nel tempo ed è molto diverso dai racconti di chi narra per stupire, più che raccontare del proprio stupore.
Mi accompagni con la tua voce che accennano a chissà quale brano di quella lingua sconosciuta che, mi pare, prende per sé le cadenze delle onde e se ne compiace: ti seguo finendo anch’io in quel tuo narrare e prendo a ricercare, tra la memoria e questo viaggiare, qualcuno da ricordare.
Sarebbe bello tu incontrassi per me Aristotele tra i suoi; anzi no, nella quiete della sua casa di primo mattino, quando ha già bevuto da una ciotola che mi parrebbe preziosa ora.
Avrei così tanto da chiedere e non saprei come farlo, capisci?
Succede continuamente anche tra noi: cercare di offrire qualcosa o tutto di sé senza riuscire ad intendersi.
Credo sia lo stesso che accade ai viaggiatori sullo stesso treno, ma su lati diversi di carrozza: a ciascuno la sua porzione dello stesso mondo, appunto, ma diviso a metà. Occorrerebbe un’altra vita e la pazienza di lasciarsi intagliare dal sale, per ascoltare l’altra metà che si è persa.
Non giudicarmi male se, di tanto in tanto, sembra non ascolti.
Mi accompagni con la tua voce che accennano a chissà quale brano di quella lingua sconosciuta che, mi pare, prende per sé le cadenze delle onde e se ne compiace: ti seguo finendo anch’io in quel tuo narrare e prendo a ricercare, tra la memoria e questo viaggiare, qualcuno da ricordare.
Sarebbe bello tu incontrassi per me Aristotele tra i suoi; anzi no, nella quiete della sua casa di primo mattino, quando ha già bevuto da una ciotola che mi parrebbe preziosa ora.
Avrei così tanto da chiedere e non saprei come farlo, capisci?
Succede continuamente anche tra noi: cercare di offrire qualcosa o tutto di sé senza riuscire ad intendersi.
Credo sia lo stesso che accade ai viaggiatori sullo stesso treno, ma su lati diversi di carrozza: a ciascuno la sua porzione dello stesso mondo, appunto, ma diviso a metà. Occorrerebbe un’altra vita e la pazienza di lasciarsi intagliare dal sale, per ascoltare l’altra metà che si è persa.
Non giudicarmi male se, di tanto in tanto, sembra non ascolti.
