venerdì 16 maggio 2008

Basta un po’ di vento e le foglie mostrano il diverso colore delle loro facce come se una mano le impastasse a dovere; dita che premono su uno strumento per le diverse note del bosco.
È tutto un richiamo, un cercarsi più forte del desiderio di nascondersi e sfuggire agli agguati; un offrirsi al giudizio incolore dell’indifferenza per i fiori di ginestra che sovrasta il punteggiare dei papaveri tra le erbe.
Tutta una vita che continua ad aver forza di restare, di rincorrere tutti i desideri guardando sbadata al diverso tempo degli altri.
Un po’ come nelle strade quando accanto a chi è pronto a scattare per occupare lo spazio più avanti, c’è immancabile chi, non avendo premure, vorrebbe solo non essere travolto.
Per quanto presto si possa arrivare, è possibile trovare chi è arrivato un po’ prima; annoiato per tanta sollecitudine, vorrebbe solo non aver speso la sua fatica per niente o per troppo poco.
Nonostante tutto il silenzio subìto, non è detto che ha modo di apprezzare il profondo respiro del bosco o il disegno di foglie scomposte.
E se ci accordassimo sulla cadenza dei passi per rendere più piacevole il viaggio?
Potrei starti a sentire o aver voglia solo di indovinare il prossimo argomento da evitare; potrei condividere quel piacere di rallentare, che non vuol certo dire fermarsi, procedere ancora per chissà quanto.
C’è vita diversa anche nella città più taccagna: non sarebbe male starla a guardare di tanto in tanto.