C’è un’aria molle; perfetta per chi è incline all’ozio e non vuole far altro che abbandonarsi ad aspettare che questo mare conduca qualcosa di nuovo, di elettrizzante che scuota e sferzi l’inarrestabilità dell’adagiarsi a lasciarsi vivere.
Sembra che anche il mare sia senza correnti e senza forza ridotto a non schiumare e a lasciarsi rigare qua e là da strisce di scia per navi che vanno solo perché non sanno più star ferme.
Persino i gabbiani sembrano appagati in attesa che i nidi si riempiano del piumino grigio picchiettato di scuro dei pulcini.
Non mi fa difetto questo aspettare e, sapendo che puntare sull’attesa renderebbe quest’ozio acuminato e doloroso, mi contento ascoltare distratto il ronzio di musica racchiusa in piccole cuffie qui accanto: di certo una canzone per un piacere irrisolto uguale ad ogni altro.
Al di sotto della superficie del mare, che non vorresti diversa, la mollezza di figure di meduse ricorda quanto niente di ciò che appare può davvero conoscersi e i lunghi fili, come di capelli adagiati sul filo di invisibili correnti, sono pronti a sferzare con il semplice sfiorare ed incidere segni profondi.
E’ una domenica di maggio vicino al mare dove, indifferente, un granchio continua a pizzicare lo scoglio e l’ombra del dorso di un pesce si nota col favore dell’ombra.
Mi piacerebbe riprendere dove ho interrotto il sogno di stamane e lasciare tutto com’è ora per ritrovarlo più avanti e potertene raccontare mentre ti guardo che ti tormenti la bocca.
Ma sarà un altro giorno, diverso e meno molle di questo: lo so.
Sembra che anche il mare sia senza correnti e senza forza ridotto a non schiumare e a lasciarsi rigare qua e là da strisce di scia per navi che vanno solo perché non sanno più star ferme.
Persino i gabbiani sembrano appagati in attesa che i nidi si riempiano del piumino grigio picchiettato di scuro dei pulcini.
Non mi fa difetto questo aspettare e, sapendo che puntare sull’attesa renderebbe quest’ozio acuminato e doloroso, mi contento ascoltare distratto il ronzio di musica racchiusa in piccole cuffie qui accanto: di certo una canzone per un piacere irrisolto uguale ad ogni altro.
Al di sotto della superficie del mare, che non vorresti diversa, la mollezza di figure di meduse ricorda quanto niente di ciò che appare può davvero conoscersi e i lunghi fili, come di capelli adagiati sul filo di invisibili correnti, sono pronti a sferzare con il semplice sfiorare ed incidere segni profondi.
E’ una domenica di maggio vicino al mare dove, indifferente, un granchio continua a pizzicare lo scoglio e l’ombra del dorso di un pesce si nota col favore dell’ombra.
Mi piacerebbe riprendere dove ho interrotto il sogno di stamane e lasciare tutto com’è ora per ritrovarlo più avanti e potertene raccontare mentre ti guardo che ti tormenti la bocca.
Ma sarà un altro giorno, diverso e meno molle di questo: lo so.
