sabato 3 maggio 2008

Ci si può innamorare di te?
Te lo chiedo, amico mio, perché anche a me è stata posta la questione e, per quanto strano possa sembrare, le risposte che vengono sono contraddittorie.
Non negarlo; hai risposto di sì e di no con la stessa convinzione almeno una volta: hai risposto con la medesima sincerità.
Ci si può innamorare del silenzio che opponi, così come alla reazione rumorosa o a quella appena accennata; ci si può innamorare dell’intensità del tuo sguardo, così come del privarci di lui o del suo tornare di tanto in tanto.
Innamorarsi, del resto, è questione di sentirsi toccare l’anima e sentirla sorridere e non c’è verso di sapere in precedenza quale sarà l’intensità del tocco e quale la parte migliore da sentirsi toccare per sentirla reagire.
Sì che ci si può innamorare e sentirsi trasportare su un piano diverso, benché sia sempre lo stesso nel quale ti sei sempre trovato.
Quei difetti, che ti sei additato in silenzio, improvvisamente sono la tua coscienza da amare e quei pregi, che hai sperato si notassero, altro non sono che il luccichio che mancava.
Quel che viene, amico mio, non è altro che il tributo che la vita ti versa: alla quale devi consegnare una ricevuta rammentandoti, spesso, di quante ne hai cominciato a scrivere e quante a rilasciare, senza aver avuto niente, o a sufficienza, in cambio.