
Tornare è un verbo che ha il sapore dolce di quel che si conosce. Torna il vecchio a far pace con il padre prima che sia tardi, o torna ad occuparsi di favole quello che guarda ai nipoti, un altro torna a guardare la strada di casa con il senso di quell’attesa mai confessata a nessuno.
Vita che si spiega solo a chi la conosce; mentre chi la conosce non sa spiegarla più tanto bene a nessuno e inciampa e cade persino a raccontarla a se stesso: quando da qualche parte c’è una tenerezza insospettata e gelosamente custodita posta all’interno di una scorza che ci si è affannati a far più dura, brutta e rugosa per tener lontani, quanto più possibile, gli indesiderati e, inevitabilmente, ha tenuto lontano anche chi si desiderava arrivasse.
La dolcezza del tornare si posa e addolcisce gli angoli come neve o come la polvere; come i suoni accordati di una melodia tanto semplice quanto così pronta ad essere ricordata a lungo che ti ritrovi a seguire muovendo appena la testa e chiudendo gli occhi.
Tornare sui propri passi quasi bastasse.
Torna un’altra stagione che mi trova diverso: irritabile ed indulgente in modo diverso e disincantato sia pure non troppo se, come concedo a me stesso più che ad altri, neppure questa che arriva è uguale alla passata.
Che importa adesso se è il moto del tornare che sceglie di invadere la scena e farla sua?
Si potrà sempre tornare mi ripeto; nascondendo dietro ad un mezzo sorriso l’imbroglio del tempo.
Vita che si spiega solo a chi la conosce; mentre chi la conosce non sa spiegarla più tanto bene a nessuno e inciampa e cade persino a raccontarla a se stesso: quando da qualche parte c’è una tenerezza insospettata e gelosamente custodita posta all’interno di una scorza che ci si è affannati a far più dura, brutta e rugosa per tener lontani, quanto più possibile, gli indesiderati e, inevitabilmente, ha tenuto lontano anche chi si desiderava arrivasse.
La dolcezza del tornare si posa e addolcisce gli angoli come neve o come la polvere; come i suoni accordati di una melodia tanto semplice quanto così pronta ad essere ricordata a lungo che ti ritrovi a seguire muovendo appena la testa e chiudendo gli occhi.
Tornare sui propri passi quasi bastasse.
Torna un’altra stagione che mi trova diverso: irritabile ed indulgente in modo diverso e disincantato sia pure non troppo se, come concedo a me stesso più che ad altri, neppure questa che arriva è uguale alla passata.
Che importa adesso se è il moto del tornare che sceglie di invadere la scena e farla sua?
Si potrà sempre tornare mi ripeto; nascondendo dietro ad un mezzo sorriso l’imbroglio del tempo.
