
Immagina il dispetto di uomini antichi che hanno aspettato da un anno all’altro l’equinozio di primavera per fissare il calendario; immagina il disappunto per i giorni grigi sugli inutili segni piantati nella terra bagnata dall’ultima pioggia.
Le ore di luce allungano le ombre nel primo mattino che ancora brilla qua e là tra le erbe e nelle ghirlande di perla delle ragnatele.
Si potrebbe chiudere gli occhi; si potrebbero lasciare liberi tutti gli altri sensi di raccontarci cosa succede intorno. Racconterebbero di ricordi lontani e tenaci che affiorano via via che ci si allontana dalla realtà colorata del rosa carico delle palpebre chiuse in faccia al sole. Chissà a quanti accadrebbe di ritrovare sensazioni sopite dal tempo: l’odore del pane per esempio.
Prova a contare i giorni piuttosto che mesi ed anni: sarà un po’ come guardare alla collana di gocce di luce sulla ragnatela.
Si potrebbe chiudere gli occhi; si potrebbero lasciare liberi tutti gli altri sensi di raccontarci cosa succede intorno. Racconterebbero di ricordi lontani e tenaci che affiorano via via che ci si allontana dalla realtà colorata del rosa carico delle palpebre chiuse in faccia al sole. Chissà a quanti accadrebbe di ritrovare sensazioni sopite dal tempo: l’odore del pane per esempio.
Prova a contare i giorni piuttosto che mesi ed anni: sarà un po’ come guardare alla collana di gocce di luce sulla ragnatela.
