Ci sono momenti più intensi di altri; unici nel loro genere e perciò irripetibili. No, forse irripetibili è troppo perché certe cose differiscono l’una dall’altra per così poco da sembrare uguali. Sto parlando di quei momenti in cui una malattia, o addirittura la morte, ti è così vicina da farti considerare ogni particolare con l’importanza che dovrebbe avere sempre.
Basta che un dolore ti colpisca in un punto remoto del tuo corpo ed ecco che l’interezza, intesa come integrità perfetta, ripropone prepotentemente il valore di ogni sua più piccola e trascurabile parte.
Faceva caldo, lo ricordo bene, e la pelle tirata delle mani finiva per incavare i polpastrelli; ad ispessirli fino ad avere difficoltà nella percezione del tatto. La ruvidità diventava improvvisamente astratta impoverendo, però, la giustezza del toccare. Sentii alle tempie il pulsare ritmico dell’onda di sangue caldo ed il formicolio dell’immobilità non era poi così fastidioso.
Ed ecco che, a ben guardare, scopri minuscole imperfezioni di cui non avevi memoria e devi ammettere, sia pure con amarezza, di conoscerti così poco da poterti perdere in un soffio di polvere.
Dovrebbero essere più apprezzati i difetti: in fondo sono loro a renderci unici e, a volerli considerare nella loro interezza, sono proprio loro a farci voler bene. Attraversano la luce caricandosi misteriosamente di dolcezza e perdono peso o ne acquistano alla bisogna di chi guarda.
Gli stessi polpastrelli incavati erano posati gli uni vicino agli altri per mani senza calore: da qui a loro è così breve il passo che, pure, non è ancora compiuto.
Ci si deve voler bene, par di capire, sia pure a dispetto della poca virtù di chi guarda a se stesso con troppa indulgenza. Eppure, io credo, la stessa indulgenza potrebbe essere ben impiegata e spesa per ridurre tutte le travi a pagliuzze.
Farà di nuovo caldo, io spero; voglio sentire ancora il calore ungerci di sudore: unirci.
Sarà facile ricordare che la passione del darsi è diventata la dolcezza del ricevere, se le misure saranno entrambe colme e pari.
