
L’orizzonte si disegna così bene, oggi. Puoi vedere più in là dei tanti giorni di dubbiosa foschia, con il disegno ondeggiante che prelude alle montagne, puoi sentirti partecipe di quel colore vagamente sfumato verso l’azzurro e convincerti che questo sia un giorno speciale solo perché la luna tondeggia a ponente.
Così ci si dimentica di tutte le volte in cui la mancanza di luce ci ha fatto tacere: delle volte in cui non c’era il colore degli occhi e poi neppure del suono di voci e per ciò si cercava di bucare il buio con le mani avanti.
Puerile tentativo di toccare il conforto, lo so. Eppure è da quella solitudine che giornate come oggi diventano così speciali e, se resteremo vicini quanto basta, sentirai anche tu la canzone che mi nasce da dentro fatta di pulsare e del sommesso e roco respiro. Quel calore che si ricorda nello spazio nascosto di noi stessi che all’esterno si manifesta con un breve accentarsi della piega all’angolo del labbro e che potrebbe essere confuso col sorriso.
Sì, l’orizzonte è proprio ben disegnato anche qui dentro, dove il cielo non va a toccare il mare lisciato come velluto, dove quella canzone può narrare di un altro giorno e di un nuovo tentativo di sorriso.
Questo è il mondo degli uomini, comunque lo si voglia credere e guardare. Al di là della forza digrignante c’è e deve restare lo smarrimento puerile del buio in cui si rischia davvero di restare da soli.
