venerdì 12 dicembre 2008


Vorrei non dover aspettare la sera per cominciare ad aspettare il mattino. Ci sono senz’altro cose più importanti da fare e ci sono pigrizie da sconfiggere compresa la mia: la più ingombrante di tutte.
Lo sguardo di chi attende è uguale dappertutto: la luce è opaca ed ormai so riconoscerla ovunque si trovi.
Vorrei che i sogni non finissero per starsene all’ombra, nascosti.
Hai ragione: ne scrivo così tante di frasi e ne dimentico altrettante. . . quando riuscirò a cancellarle prima di scriverle, sarà tutto risolto.
Servono principalmente a me stesso; ne sento il calore debole finire per ardermi dentro e riuscire ad illuminarmi di quel tanto che basta per abituarmi e non poterne fare a meno.
Un po’ come guardare la fiamma del camino: è uguale a se stessa ma non si riesce a staccarle gli occhi da dosso. Il paradosso dovrebbe suggerirlo il bisogno di alimentare la fiamma con qualcosa che di certo non ha calore, ma riesce di certo a contribuire a darne, se nelle giuste condizioni.