lunedì 4 maggio 2009


Sono tornato.

Eccomi di nuovo nello stesso posto dal quale sono partito.

Posso starmene a guardare lo stesso orizzonte di un mese fa.

Fa bene allontanarsi … e fa altrettanto bene ritornare: si riesce a vedere ciò che non si pensava nemmeno esistesse. Quest’orizzonte, per esempio, è così chiaro oggi. La foschia confonde la linea decisa: la dissolve, per così dire.

Il mare è calmo come capita succeda in questo periodo; e lo sguardo può spaziare.

L’illusione di una libertà che impone mezzi per essere raggiunta.

Hai bisogno di una barca, del tempo buono, della forza per navigare e della sapienza di saper dove andare: tutto questo richiede il mare mentre a me manca sempre qualcosa.

Il desiderio di allontanarsi finisce per essere tradito, avvilito, sconfitto e, convinto di non essere altro che capriccio, ecco che diventa superbia.

Eppure stavo bene tra gente che senza conoscermi mi salutava senza badare allo stupore di sapermi straniero proprio qui, a casa mia, da dove sono partito per staccarmi dalla mia stessa pelle.

Ci tornerei tra quella gente che discute sottovoce e non nasconde, per questo, la passione.

Hanno ragione: quel che vale la pena di dire e sentire, non dev’essere necessariamente detto a voce alta.

Chi ha interesse, infatti, finirà per sentirti e, proprio perciò, è sempre meglio non disturbare chi non ascolterebbe ugualmente.

Ecco scritto il compito delle vacanze ed ora non mi resta che continuare a viaggiare … sottovoce ... verso una piantina di mughetto.