lunedì 18 maggio 2009


Sono tornato a guardare tra i ciuffi d’erba dove, nell’oscurità della notte, si accendevano i richiami luminosi delle lucciole, ma sulle foglie di menta rimanevano solo i resti della rugiada e nessuna delle tracce di lotta certamente combattuta. La vita brulica qua e là nella costruzione imperterrita di se stessa, nel suo tramandarsi per occupare spazio e, inevitabilmente, si torna a pensare al cielo di stanotte e alle domande senza risposta.

La superficie satinata del mare è attraversata da striature lucide, come di carezze di panno sulla polvere e i grandi misteri dell’universo restano insoluti a fronte del desiderio di caffè: oggi, infatti, mentre milioni di Big Bang si lanciano l’uno addosso all’altro spume di stelle, si eleva su tutti l’indifferenza di chi vive il proprio universo nella propria progenie; tanto di giorno, quanto di notte.