Coincidenze il numero dei passi che ricordi: sono quelli che servono per giungere ad un punto che a te solo significa qualcosa. Quel posto dal quale ci si allontana ed al quale si torna, sempre. Coincidenze che si rinnovano quando il numero delle lettere di un nome corrisponde, che s’insinuano sottili nei pensieri perché è di cose così che stai parlando senza essere certo di quel che si dice. In fondo sono così tante le parole delle quali si poteva fare a meno.
E poi ci sono quelle che se non vengono pronunciate; continuano a bruciare dentro fino a lasciare un segno come di fuoco che non togli più.
Le parole che avresti dovuto dire o quelle che avresti potuto ascoltare davvero; i pensieri che ti hanno accompagnato e condotto fin qui.
Le coincidenze continuano indipendenti ad armonizzare le cose, a distoglierle, a mischiarle e dividerle seguendo un disegno a caso che, caso per caso, ha un senso che pure è sfuggito ai più.
Trovare le cose che si credevano perdute, per esempio, è un caso al quale ci si arrende con facilità senza neanche avvertire la corrente che ti scivola addosso finendo per portarti più in là di quanto pensavi.
Sembra complicato ciò che, in effetti, lo è se non hai una ragione per spiegare.
A me non è concesso: non ho ragioni, mi restano suggestioni che le nuvole amplificano qui e non altrove.
Quasi che le parole prendano ad avere un senso solo se confinate nell’ambiguo universo dove la coincidenza è la ragione primaria.
Che fine ha fatto il desiderio di riuscire nell’impresa di spiegarmi?
