sabato 11 ottobre 2008


Metterò in fila le mie passioni ordinandole per colore e dimensioni, variandole di posto: le più vicine e le più lontane.
Di sicuro cercherò qualcuno cui mostrarle fingendo disinteresse e vergognandomene quel tanto che basta per soffocare nel silenzio un sussulto o sobbalzare quel tanto che basta perché chi è vicino se ne accorga.
Immagina se quel “qualcuno” fosse proprio quello che di passioni ne ha avuta una sola: quella passione che non si riesce a raccontare perché non trova spazio in nessuna storia, perché nessuna parola, per quanto ricercata e giusta, può narrarla.
C’è chi affida ai colori, chi alle forme, chi ai suoni o ai sapori e chi ai profumi il suo bisogno.
Un modo che si congiunge al divino: incastrare nelle cose sensoriali un’idea, una sensazione, un sentimento.
Ecco un sospiro; uno che ne segue un altro e in chissà quale ordine rispetto al pensiero che ha gravato sul petto: eccone uno che si spezza a metà mentre puoi ingoiare quel niente che ti rotoli in bocca.
Sbiadiscono quelle passioni che credevo importanti.
Tramontano persino i tramonti, dopotutto.