… e tu continui a dirmi che ti manca il marmo bianco per scolpirci la figura che mai una mano ha toccato e che la parete laggiù non è abbastanza convessa da far risuonare il petto e scuotere i tuoi tempi per sincronizzare i battiti del cuore e persino i respiri.
Che manca ancora?
Non c’è la luce giusta per esaltare i colori che da decisi diventano pastello ed il vino scadente coprirà certamente il sapore di quel bacio che puoi solo sognare.
Così non mi resta che quest’aria che non profuma di niente ma che mi riempie di vita senza neanche bussare.
Ci vuol poco, quasi niente, per sentirsi giusti; anche a dispetto dei più. Si copre lo stesso spazio, insomma, di quando sei in torto e non puoi saperlo.
Non c’è da temere: qualcuno si incaricherà di ricordare qual è il tuo posto e non resta, quindi, che obbedire o reagire.
A meno che, come giustamente mi dici, non si sia disposti a raggiungere un altro punto di vista dal quale guardare noi stessi persino alla nuca.
… forse hai ragione: manca ancora qualcosa.
