A chi non piacerebbe passare un colpo di spugna?
Risolvere, con un gesto tanto semplice quanto ampio, ogni cosa.
Niente si risolve così facilmente, a meno di non credere alla storia di Giuliano Ferrara che con una bottiglietta di acqua minerale, in un giorno perso tra i tanti, ha pensato di sovrastare diciassette anni di dolore di un padre.
No, non bastano le bravate e neanche i gesti simbolici.
Non bastano le frasi da scolpire; come quella sulla durevolezza della parola di Dio: che sia l’unico, in questo universo, condannato a non cambiare mai opinione perché è la prima quella che conta?
La concretezza è altrove: anche dietro alle radioline che i soldati americani distribuiscono ai pastori afgani per ascoltare trasmissioni “libere”.
A quell’uomo che ascolta l’incomprensibile slang americano; l’uomo cotto dal sole e bruciato dal freddo delle tue montagne e non si lascia soverchiare dal biasimo.
Lui riesce a capire quanto c’è di giusto in un atto che gli appare eroico e a noi vigliacco.
Un colpo di spugna da dare sulle certezze del ballonzolante premier che si tinge la cute per apparire quel che non sarà mai.
Un altro colpo sui fatiscenti capitalisti ed uno anche per me: non si sa mai.
