giovedì 17 settembre 2009


Quando capita che forme e colori finiscono per suggerire di sentimenti i cui contorni non sono ben chiari, ma che si distinguono tra tutti; che fanno star bene senza saperne il motivo e che, alla fine, ti scappa pure un sospiro; bene, allora, perché so che la bellezza è vicina.

Per quanto cerchi di ricordare la qualità di spicco, per quanto mi sforzi di concentrarmi sul motivo vero per cui una cosa è bella ed un’altra lo è meno; vado inevitabilmente incontro ad un “Non lo so” che chiude l’argomento. Eppure c’è chi di prospettive, simmetrie e proporzioni si occupa tutti i giorni: alla fine, però, il modello che ne esce, per quanto bello sia, finisce per essere passeggero, vacuo e, peggio, dimenticato.

Così finisce per esser vero che della bellezza sei tu, io, tutti noi gli artefici in un momento preciso: in quello in cui si guarda e si vede più di quanto realmente non ci sia e nessuno, proprio nessuno, ha di diritto la chiave per aprire e chiudere quei momenti.

La bellezza non si può donare e non si riceve; la si può solo vivere volta per volta e, di lei, resta poco meno di un’impronta che aiuta a riconoscere quella a venire.