Questa giornata è fatta di tamburi giapponesi e di una danza primitiva ed avvincente da una parte; più avanti è un pizzicare di corde, due voci si posano sulle note carezzando l’anima; laggiù è colore sparso tra il verde e l’azzurro che si posa sui profumi che la terra sembra esalare solo per i più attenti. In questa mattina di molle vantaggio sull’ozio, trovo chi si compiace di ricordare muri sbreccati e portoni di legno antico. Questi dovrebbero essere ricordi miei, e non lo sono: immagini e suoni di un paese aggrappato alla terra che mi promette più di quanto possa mai mantenere.
Tra i fiori di malva respira tuttora ed io, semplicemente, non lo sapevo.
Ad ognuno dovrebbe essere riservato un ricordo che va a trovarsi tra mura e rumori sommessi; sui lastricati davanti ad ogni porta; dietro ai gerani che sbuffano dalle finestre e quelle insegne che sembrano fuori posto in un posto che non dovrebbe contare il suo tempo.
Un paese per ciascuno per conservare i ricordi, un ricordo per ciascuno per sentirsi a casa: è così che immagino la libertà.
