giovedì 10 settembre 2009


Non è chiesto a nessuno di progettare il futuro; non ai grandi che così sono per la limitatezza dei più; non ai forti che sembrano chiamati a misurarsi con tutti tranne se stessi. L’esigenza nasce e si rafforza ogni giorno, che si voglia oppure no, durante quei sogni nei quali ciascuno si dipinge addosso il colore desiderato.

Ebbene, nel mio sogno c’è il mio nome e l’abilità di comunicare non a tutti genericamente, ma a ciascuno volta per volta, quanto mi è capitato di vedere, ascoltare o, semplicemente ed inspiegabilmente, percepire.

Così come c’è il tempo dilatato per seguire sentieri misteriosi e dirti quanto tu ne sia parte unica ed irrinunciabile di quest’ universo e di come mi senta parte di questo proprio adesso, che il sogno diventa progetto e si stende il disegno già bello.

Spiace per chi volta le spalle ai sogni: che è un po’ come voler andare nella direzione opposta senza badare che tornare indietro è precluso, così come lo è arrestarsi più a lungo di un istante. Lasciar scorrere secondo il pendio ed affidare al filo di corrente più adatto, così come ho fatto tanto tempo fa, la fragile imbarcazione con la decorativa ed inutile vela a rinforzo immaginando una navigazione infinita.

Su ogni riva, di qualunque colore, si arenano i giocattoli, ma non pensiamo a questo: ora è il nostro tempo proprio come lo era ieri e come dev’esserlo domani.

È tempo di svegliarsi.