mercoledì 17 giugno 2009


Cos’è che attrae verso la lama perfetta; proprio vicino alla punta priva di sbavature ed al filo, leggermente arcuato, fatto apposta per affondare inesorabile e terribile nella tenera carne?

Brandire e fendere l’aria con lo sguardo tra il compiaciuto ed il sedotto; lasciarsi abbagliare dai riflessi dell’acciaio ed esserne rapiti tanto profondamente, da stupirsene ancora.

È l’anima stessa della passione che affiora, non appena la prima goccia di sangue bruno si libera della pelle e s’affaccia alla luce.

Già, la pelle.

Si indossa coprendola qua e là e si dimentica, per molto più tempo di quanto sia necessario, di come sia capace di percepire ora la ruvidezza, ora l’irreale ed impalpabile leggerezza che lascia una traccia, sia pure invisibile.

Bastava uno sguardo per compiacere; un cenno per saperla reagire in milioni di minute scosse senza farla sanguinare.

La seduzione ha i volti dell’eccesso nascosti nell’ordinario; in un percorso che va da uno a molti e, da loro, bada bene, verso quell’unico uno che sei tu e tu soltanto.

Sembrava impossibile, assurdo per quanto contraddittoria sia l’uniformità: essa è stravagante e per sua stessa natura nient’altro che la semplice somma di diversità, sia pur piccole.

Ed è perciò che torno a guardare dove lo sguardo si fa torbido per un istante ancora: ma tutto mio.