sabato 13 giugno 2009


Dormono ancora i bambini che hanno giocato fino a tardi e i gatti sono già fuori a fiutare quel che la notte ha lasciato tra i fili d’erba umidi; una nuvola di moscerini ha scelto la sommità di un ramo per sciamare tutto intorno ed il sole resterà nascosto ancora a lungo dietro le nuvole spesse di oggi.

Le luci possono spegnersi e le voci tornare ad alzarsi pur senza spiegare nessuna delle inflessioni di silenzio che risultano uguali ovunque seppure ciascuna è diversa per senso.

È solo uno dei giorni che chiude una settimana: una spiegazione che va bene ai distratti, ma che lascia intatta la coscienza che niente si chiude mai davvero e, d’altra parte, niente si apre; probabilmente tutto gira intorno ad un perno, proprio come porte girevoli e puoi pensare benissimo che quel centro sia in qualche modo riconducibile alla raffigurazione dell’uomo che spezza il pane tra gli amici.

Poi, magari, senti l’amaro che le parole sanno lasciare e, tra queste, quelle di chi dovrebbe o potrebbe conoscerti meglio.

Ma non è il caso di giudicare nessuno e così mi prendo il “buongiorno” che nessuno ha pronunciato e mi lascio condurre su questa strada in salita con la certezza che, ripercorsa al contrario, sarà inevitabilmente in discesa.

Ci vuole davvero poco per scacciare un’umida malinconia e presto la musica, che adesso bussa fastidiosamente, accompagnerà una voglia tutta diversa.

C’è così tanto tempo da spendere ed il vantaggio di non doverlo avere messo da parte. Anche il tempo, a pensarci bene, è una placida porta girevole.