martedì 7 aprile 2009


Sono tornato a guardarla girare: è la giostrina all’incrocio di larghi corridoi di un supermercato con le sue luci e i colori, la musichetta a coprire gli impatti di carrelli metallici e tutto quel che serve a farsi desiderare. C’è il cavallo, l’auto con due volanti appaiati, l’aeroplano e la tazza che gira e ci sono soprattutto loro: i bambini.
Quelli che sognano nella lingua dei piccoli e a cui bastano un po’ di luci, i suoni e di girare per tornare a guardare chi li vede da fermo.
Ci troverai certamente anche tu un senso più profondo osservando chi tra loro siede compunto e gira il volante senza fine nel verso giusto e chi, invece, sembra stizzirsi perché il percorso non può cambiare; certamente non ti sfuggirebbe chi ha in sorte di potersi sollevare, sia pure di poco, a fronte di quello che sulla moto non può far altro che suonare e suonare chiedendo un impossibile spazio per andare.
L’ho vista anche vuota, la giostrina. Con le sue lucine sempre ammiccanti e la musichetta pronta ad accompagnarti per un altro giro che, come pare sapere chi la manovra, non sarà mai uguale a nessun altro.
Mi pare di capire che sono i sogni dei bambini che non vanno mai a dormire e che hanno capacità di restare anche quando non c’è più nessuno e che, chissà, magari ti porti appresso senza neanche accorgerti più di quanto poco lontani ci si trovi adesso.
In questo adesso che diventa ieri così in fretta da costringerti a guardare avanti; verso un mondo che gira intorno al suo perno indifferentemente dalla voglia che si ha di guidare altrove, verso uno spazio che non c’è.